Cronache, Oman, VIDEO 19

La Noia e La Gioia del Venerdì a Muscat

Prayer_Muscat

E’ un altro venerdì mattina, qui a Muscat. Tutto tace. Mi sveglio e non sento lo scuolabus, parcheggiato di fronte alla scuola, che si mette in moto per andare a prendere gli alunni a casa. Non sento l’inno nazionale omanita che i bambini cantano prima dell’inizio delle lezioni. E’ venerdì, il giorno di riposo musulmano. Però sento il richiamo alla preghiera che i muezzin delle moschee che circondano la casa in cui vivo intonano al sorgere del sole, quando comincia a distinguersi un filo bianco da un filo nero.

In Oman sta cominciando l’estate: ogni giorno la temperatura aumenta di un grado. Ieri 38, oggi 39 gradi centigradi. Ieri notte 34, stanotte 35. Metto il termometro, per curiosità, al sole sul terrazzo: segna 50.5. Mi alzo e mi lavo la faccia e i denti: l’acqua scorre bollente, e certo non mi aiuta a svegliarmi.

Anche gli uccellini sembrano spariti: quelli che fino a un mese fa picchiettavano sul vetro della mia porta-finestra con i loro becchi gialli, ora saranno volati via in cerca di un po’ di frescura. Forse avranno portato i loro piccoli becchi nel Dhofar, la regione più meridionale dell’Oman, al confine con lo Yemen, dove il clima è monsonico: la pioggia vestirà di verde i fondovalle per alcuni mesi, e una nebbia bianca ammanterà le montagne, gli alberi del franchincenso e i dromedari e le loro gobbe alte e serene.

Nel salotto, il franchincenso è già stato acceso; il tè allo zenzero sta fumando nella teiera; il pane arabo e il miele di datteri attendono accanto alle tazze ancora vuote. Dalla cucina dei vicini, indiani, sta già salendo un profumo di montone e di spezie. Come ogni venerdì, anche oggi faccio il bucato, che in questa casa è un’impresa tutt’altro che semplice. La lavatrice è infatti non automatica, bensì manuale. Eccola qui:

Lavatrice manuale_Muscat

Nel cestello a sinistra metto i miei vestiti, 45 minuti di lavaggio con acqua fredda (beh, in questa stagione è bollente), poi devo scaricare l’acqua, riempire di nuovo il cestello, e così via per almeno tre volte, per cercare di sciacquare i miei vestiti. Dopodichè travaso il tutto nel cestello a destra, quello della centrifuga, e lascio che l’acqua scorra e tolga ancora il detersivo (non lo toglierà mai del tutto, è ovvio), poi lascio la centrifuga asciutta fare il suo lavoro. Infine stendo il mio bucato, che in un’ora verrà asciugato dal sole caldo dell’Oman.

E’ quasi mezzogiorno: dal mio terrazzo vedo omaniti, pachistani e indiani avviarsi verso la moschea per la funzione del venerdì. I pachistani si tengono spesso per mano, ma non bisogna fraintendere: è il loro modo di camminare per strada dimostrando amicizia.

Pakistani

Omanis

I loro dishdasha sono lindi e ben stirati, e tengono il passo seguendo il ritmo delle gambe di chi li indossa. Li immagino profumatissimi di franchincenso e di Amouage, il famoso profumo francese prodotto in Oman, da 200 euro il flacone: ma ne basta una goccia e dura due giorni.

Il silenzio che si crea nell’aria prima di sentire il sermone dell’imam è sempre un po’ surreale. Mi piace osservare questo silenzio nell’aria dalla terrazza: i tamarri omaniti che percorrono la mia strada il giovedì sera con la musica a tutto volume, sparata da Lamborghini e Lexus, sono spariti. Al loro posto, un bambino su una bicicletta corre veloce nella sabbia che ancora fa da padrona vicino ai marciapiedi, a ricordarci che fino a poco tempo fa qui non c’era nulla se non la natura e la sua asprezza.

Guardo l’orizzonte luminoso e mi preparo a quello che gli iraniani chiamano Friday Afternoon: tutto ciò che è lento e noioso, lo apostrofano come noioso come il Venerdì Pomeriggio. Un mio amico iraniano mi disse che il Friday Afternoon lui lo sentiva a Dubai: “Everything is beautiful in Dubai, but there is no soul. You see nice things, but you do not feel happy”. Ovvero: tutto a Dubai è bello, ma non c’è l’anima. Vedi cose belle, ma non ti senti felice. Quando ero in Italia, la domenica pomeriggio mi rendeva sempre inquieta, annoiata, infelice: come se tutte le matasse che mi si annodavano dentro aspettassero solo la domenica per saltare fuori, e ovviamente intricarsi ancora di più. Oggi, qui a Muscat, non più: con la scelta di partire ed essere felice, quella matassa si è sciolta.

E così sorrido nel sentire gli imam delle varie moschee fare le loro prediche, che si diffondono nell’aria, incrociandosi, grazie agli altoparlanti. E sorrido non perchè le prediche religiose mi mettano di buon umore (e poi parlano arabo, chi le capisce), ma perchè è indescrivibile quel senso di felicità nel sapere che hai fatto un passo verso te stessa. Verso ciò che volevi. Che hai posato la prima pietra di una vita nuova, quella giusta per te. Finalmente.

 

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19 Comments

  • Pattylafiacca says: 20/04/2013 at 14:50

    E ciao ! Ti aspettavo ! Sei tornata a “casa” quindi !… E stai bene, sa va sans dire … Ma ti posso chiedere una cosa?Scusa se mi faccio gli affari tuoi ma hai iniziato il periodo di aspettativa a Luglio dell’anno scorso se non ho capito male, quindi tra un po’ tocca decidere che fare e se tornare … Giusto ? Io sto ancora lavorando sulle mie infrastrutture mentali precedenti ,contorte come poche, che mi fanno sembrare i 23 mesi a disposizione quasi “pochi” per potermi organizzare…è così tanto il terrore di dover tornare in banca che mi sembra già di essere in ritardo sulla tabella di marcia ! Non ridere, lo so che sono, a essere gentile, buffa ma come ti dicevo ragiono ancora un po’ con il metro da bancaria..poi mi passa, eh?!

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    • Sunday says: 20/04/2013 at 15:37

      Eccomi di nuovo a casa, eh eh! Che bello avere la mia gemella virtuale a ricordarmi con metro da bancaria che tra due mesi scatterà il momento tanto temuto 😉 Tornare dovrò tornare, almeno per firmare la ripresa di servizio. Passando dai sindacati per sapere se posso prendere un anno sabbatico, però! L’aspettativa l’ho esaurita, vediamo se posso ancora giocare una carta. Intanto, però, la decisione è già stata presa: è impensabile che dopo aver girovagato per un anno intero, e aver capito tante cose su me stessa, io possa rimettere il grembiule da maestrina e tornare nella provincia di Torino. In questi nove mesi mi sono sentita felicemente libera. E ho imparato a non sentirmi in colpa se ho un sogno e lo voglio realizzare.

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      • Sunday says: 20/04/2013 at 15:43

        Ps. 23 mesi saranno abbastanza per cominciare a realizzare anche il tuo, di sogno. Ma per liberarti delle infrastrutture mentali erette in anni da bancaria ci metterai molto, molto meno 😀

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        • Pattylafiacca says: 21/04/2013 at 12:16

          Ti prendo in parola perchè io, dentro a questo scombussolamento ho appunto perso un po’ la bussola!…mica male ma alquanto strano !

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          • Sunday says: 21/04/2013 at 17:57

            Io la bussola l’avevo persa a luglio quando partii per la Cambogia piena di idee e di libertà, che non sapevo affatto come gestire e mi sembrava una patata bollente, e che dovessi mangiarmi la vita in pochi attimi: come se mi avessero condannata a morte e mi restassero solo pochi mesi di vita. Un po’ come se rivedessi la luce dopo anni di prigionia. L’ho poi perduta del tutto in Cina, ritrovata a pezzi in Thailandia, ricucito i cocci in Myanmar, riperduta in Oman, senza speranza in Iran: lì ho capito che proprio l’essere senza bussola mi ha aiutata a perdermi e poi ritrovarmi.

      • Pattylafiacca says: 21/04/2013 at 12:20

        Brava Sunday ! Ti sento serenamente solida nelle tue certezze….poche ma ben chiare ! Poi ti dirò, in fondo sono anche un po’ fatalista e penso che le piccolezze pratiche alla fine si risolvono anche da sole, l’importante è muovere energia vitale verso la direzione che vuoi e mi sembra che tu in questo non abbia nessun problema ! Non mi resta che continuare a fare un tifo sfegatato per te, sei un po’ me nella puntata successiva… prendo nota attentamente ! p.s. e magari, una volta in Italia ‘na pizza a metà strada si può anche fare !

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        • Sunday says: 21/04/2013 at 17:51

          Sìììì! ‘na pizza a metà strada quest’estate è doverosa! Finchè non mi caccerò in qualche casino (sono una specialista), puoi continuare a prendere nota 😉

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  • Zanzana says: 21/04/2013 at 03:37

    Sii felice amica! Anch’io ho avuto una lavatrice manuale, ma non ricordo proprio dove: non devo averne fatte molte! 🙂

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    • Sunday says: 21/04/2013 at 08:34

      😀 Pensa che non è che qui in Oman non vendano quelle automatiche, ma sembra siano abituati con quelle manuali e che quindi la maggior parte continui con queste. Uffa!! Vabbè, anche questo fa parte del’esperienza omanita, come in Cambogia che ho lavato per 8 mesi tutto rigorosamente A MANO 😉 MA fammi un po’ capire: sei finita in Colombia?

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      • Zanzana says: 21/04/2013 at 16:56

        Cara ciao di nuovo, sì son venuta in Colombia ed Ecuador per un viaggio di lavoro, rientro oggi! E’ la mia prima volta in America Latina, son contentissima 🙂

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        • Sunday says: 21/04/2013 at 17:46

          WOW! Io non sono mai stata a quelle latitudini. Pensavo ti fossi trasferita là 🙂

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      • AZ says: 29/04/2013 at 20:26

        Ma davvero? In 5 anni di Oman non l’avevo mai vista una lavatrice manuale!

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        • Sunday says: 30/04/2013 at 06:07

          Strano: io ho visto solo quelle nelle case in cui sono stata! E l’altro giorno un mio amico omanita che abita da solo a Muscat – che finora si è sempre fatto lavare tutto in lavanderia – mi ha detto “E’ ora che mi compri una lavatrice. Manuale è meglio.” Mah…

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  • Rafaela says: 21/04/2013 at 12:48

    Eli tesoro!
    Ho letto il articolo che hai scrito……. mi sembrava che sono stata vicina a Te in ogni momento. Credimi mentre lo legevo, sentivo anche io la gioia che Tu lo senti…..Ti adoro e sono propio honorata di essere la tua amica.
    Spero tanttissimo che possiamo incontraci e stare un po insieme.
    un abbracio 🙂 la tua puparica 🙂

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    • Sunday says: 21/04/2013 at 17:48

      Puparica mia! L’onore è tutto mio. Anch’io spero di incontrarti presto, su skype è impossibile perchè in Oman è bloccato, su gmail devo trovare il tempo (quindi mai), mi sa che farò prima a venire io in Turchia o in Albania 😀 Me mungon Denzel im

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  • kala says: 29/04/2013 at 15:35

    Hello! I love that I’m able to read your Omani adventures in English via the Google translate button. I love this thing that you wrote. I hope you remember me – I was the girl who used to live in Saudi Arabia. I am now living in Algiers, and have the same quiet, happy Fridays as you are having too. Have a great day !

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    • Sunday says: 29/04/2013 at 20:00

      Hi Kala! I didn’t know you were following my Omani adventures 😉 Sure I remember you: you wrote one of the first (interesting) articles I read about the Gulf countries since I arrived here in Oman. So, you are in Algiers now? I am reading your posts on your blog right now, I will follow you, I love the way you describe feelings and situations. Have a sound sleep! Don’t know the time in Algiers now, but here in Muscat it’s bed time 🙂

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    • Sunday says: 29/04/2013 at 20:03

      Ps. I am wondering whether I should have my posts translated in English as well…

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