Buttati! 12

Anno Sabbatico? Sì, Grazie

Anno sabbatico. Anno di aspettativa. Career break. Gap year. Era da un pezzo che avevo in mente questa idea. Stanca di svegliarmi al mattino e avere già il muso lungo; di andare al lavoro e, in macchina, sognare di essere da tutt’altra parte; di ritrovarmi il lunedì a contare già quante ore di lavoro mancassero al venerdì – a volte contavo le ore, altre anche i minuti. E alle cinque del mattino ero già sveglia a guardare il soffitto, pensando a un modo per inventarmi una seconda vita.

Il lavoro che facevo non mi piaceva più: ormai non ci mettevo più passione. Lo stomaco mi doleva come dieci stomaci che dolgono. Il tavolo del mio studio era sommerso da libri e ritagli su temi vari e affatto ripetitivi: cambiare vita, mollare tutto, io viaggio da sola, nomadi digitali, location independent, diventa ciò che sei, scegli di essere felice. E un nodo scorsoio mi prendeva la gola ogni volta che lo sguardo mi cadeva su quel ritaglio appeso al muro da almeno un paio d’anni: Se hai un sogno, perchè aspettare?

“Sei fortunata ad avere un posto di ruolo nella scuola pubblica! Devi ringraziare! Sai quanti vorrebbero essere al posto tuo! I creativi muoiono di fame!”. E ancora: “Sempre a voler rompere le regole, tu! Non puoi mai essere come tutti gli altri!”. Vi dice niente? Era arrivato il momento di reagire, di trovare la mia strada senza lasciare che fossero gli altri a impormela. Non volevo svegliarmi a cinquant’anni e accorgermi di non aver vissuto come avrei voluto.

Ci ho messo quarant’anni a capire che cosa non voglio. Io non sono il mio curriculum: sono più di ciò che offro nel mio cv. Il fatto è che io sapevo benissimo cosa dovevo fare: ho solo ascoltato quella voce. E sono partita.

Il giorno in cui ho portato la richiesta di un anno di aspettativa al dirigente della mia scuola, il cuore mi batteva come mille cuori che battono. Starò facendo la cosa giusta? Ho bussato alla sua porta, le mani mi tremavano mentre mettevo nelle sue l’agognata domanda. “Lei sa che così si blocca la carriera, e quindi la pensione, vero?”. Non feci in tempo ad aprire bocca (peraltro asciutta come il deserto del Gobi) che la risposta se la diede da solo: “Conoscendola, credo proprio che se si prende un anno di aspettativa, è perchè di questa carriera le importa poco”.

Il mio dirigente aveva capito tutto. E quel giorno, notando che alla sera il nodo in gola e il brucione allo stomaco erano miracolosamente scomparsi, una cosa l’avevo capita anch’io: l’andare controcorrente mi aveva fatto tornare la voglia di vivere. Perchè adesso ero finalmente libera di essere me. Libera di poter offrire il mio contributo al mondo facendo ciò che amo: viaggiare e scrivere.

Da allora sono in viaggio; un viaggio lento. Non sono una backpacker, una zaino in spalla. E chi ha mai avuto uno zaino? Le mie valigie sono sempre ammassi su rotelle di vestiti-cosmetici-scarpe-libri-taccuini-astucci-quaderni-macchinafotografica, e l’inseparabile netbook bianco.  Se mi cercate in un aeroporto, sono quella con mille borse penzolanti da ogni arto, e un bagaglio a mano scampato al controllo del check-in.

Mi piace affittare una casa, un bungalow o una stanza, da cui partire all’esplorazione dei dettagli. I grandi monumenti non mi interessano: io cerco il particolare, il dettaglio imperfetto. L’anima di un luogo non si trova dove si ammassano i turisti.

Se la Lonely Planet consiglia una piazza, io posso anche incamminarmi verso quella piazza, mi armo anche di cartina e buone intenzioni,  ma puntualmente non ci arrivo mai: accade, infatti, che adocchi un vicolo losco, un bar dall’aria sinistra o una strada poco frequentata,  ed è più forte di me: ci devo andare. Così vengo risucchiata dal vortice, e addio piazza. Anche perchè, di solito, non so più dove sono finita.

Capita anche che incontri personaggi interessanti. Come quella volta in cui, a Yangoon, conobbi un ragazzo birmano e lo seguii nelle sue faccende quotidiane: della città non vidi nulla, però finii tra le creste di una riunione clandestina di punk.

I taxi e le macchine mi danno l’orticaria: meglio una moto, un autobus, un treno o un risciò, dove la mente può vagare in pace e la gente ti si accalca addosso, e tu puoi sentire gli odori di una città e sentirti nel mondo. Un quartiere o una via vanno respirati, sentiti, abbracciati. Anche quelli brutti. Anzi, soprattutto quelli brutti: il bello è noioso. Il brutto è interessante. E ne trovo sempre l’angolo felice.

Una città appare così depressa che non vuole andarci nessuno? Ci vado io. E poi ve la racconto. A Phuket preferisco Phnom Penh. A Shangai, Ningbo. A Londra, Tirana. In certi luoghi, salite su un autobus cittadino (meglio se in cattivo stato), e restateci fino al capolinea: ne uscirà un romanzo. 

Adoro imbarcarmi su un aereo, soprattutto di una compagnia di bandiera. Osservate con attenzione ciò che accade intorno a voi durante il volo: è il compendio del paese che si sta andando a visitare, il sunto di vizi e virtù che troverete ad accogliervi all’arrivo. Ma è proprio lì, tra quei vizi e virtù, tra tutti quei dettagli imperfetti, che mi accade di svegliarmi la mattina e sentirmi a casa. Felice. In fondo, come disse Cicerone, la patria è dove si sta bene.

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12 Comments

  • pattylafiacca says: 28/12/2012 at 13:12

    Ma tu sei la mia anima gemella ! Uguale uguale, con poche e impercettibili variazioni tipo che lavoro in banca e l’anno sabbatico lo inizierò da fine marzo 2013 e per due anni. Ti abbraccio virtualmente e mi sono già iscritta al blog per seguirti .E credimi, ti sei fatta il più bel regalo che potessi farti nella vita! Quando sarai vecchia non rimpiangerai gli errori fatti ma le cose non fatte. In bocca al lupo

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    • Sunday says: 28/12/2012 at 21:50

      Grazie per le tue parole Patty (pattylafiacca, bellissimo!). Il fatto che lavori in banca è davvero una variazione impercettibile: come l’insegnante a tempo indeterminato, anche il tuo dev’essere un lavoro che lascia poco spazio ai sogni. Ma mica questo ci ferma, no? Un anno sabbatico di due anni, complimenti! Hai già pensato dove andare, o partirai all’avventura come me? Sì, ogni giorno che passa mi rendo conto che ho fatto la cosa giusta, e ogni emozione che vivo è un regalo senza pari. Fammi sapere di te, dove andrai, cosa farai…

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  • pattylafiacca says: 02/01/2013 at 11:08

    Sunday … sogni? Immaginazione?Creatività? Ma quando mai !!! Il mio lavoro repelle tutte queste caratteristiche ed inaridisce assurdamente.Però non voglio essere ingrata e ringrazio l’esperienza in banca per avermi insegnato molte cose, una delle quali quello che non voglio essere nella vita….! I miei progetti? Partire all’avventura come te sarebbe il mio desiderio più “osceno” ed è subito dopo quello che tenterò di realizzare col mio compagno. Stiamo prendendo una casa in campagna in Sardegna e ci faremo un B&B con 3 stanze, un grande orto, galline, mare nelle vicinanze, natura incontaminata e vita semplice….. Buona vita cara Sunday, io ti seguirò da questo tuo bel blog!!!

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    • Sunday says: 04/01/2013 at 19:08

      Anche a me il lavoro a scuola ha insegnato – tra svariate altre cose – ciò che non voglio essere nella vita. Spero come minimo di essere invitata all’inaugurazione del B&B: che bello! E poi io adoro le galline, mi fanno ridere e mi mettono allegria 😀 Il mio grande in bocca al lupo a te&compagno per questa vostra magnifica avventura

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  • […] solitudine dei miei spostamenti aerei, riguardo le fotografie scattate in questo anno di vagabondaggio per l’Asia. Oggi è il momento della […]

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  • viola says: 08/07/2014 at 01:29

    Ciao,
    anch’io sono un’insegnante, con svariate esperienze di lavoro, e da qualche anno sono espatriata nel nord ovest africano, sempre come insegnante.
    Da qualche tempo è avvenuto in me il risveglio… ho un sacco di idee, mi piacerebbe pianificarle bene, ma al contempo, vorrei partire un po’ leggera,.. qualche consiglio???

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    • Eli Sunday Siyabi says: 08/07/2014 at 11:07

      Ciao Viola! Domanda: sei di ruolo anche tu, oppure sei slegata dal Ministero dell’Istruzione? Per darti qualche consiglio dovresti accennarmi qualcosa sulle tue idee, su cosa vorresti fare, dove andare… al momento in che paese africano ti trovi esattamente? Sei felice lì?
      Buona giornata!

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  • […] Su questa veranda è nato il mio blog e il mio primo articolo: […]

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  • Elisa - TripVillage says: 19/12/2014 at 09:29

    “L’anima di un luogo non si trova dove si ammassano i turisti” quanta verità!!
    Peccato per chi non lo capisce 🙂

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    • Eli Sunday Siyabi says: 19/12/2014 at 22:13

      Già, peccato per loro, ma buon per noi, che abbiamo ancora luoghi remoti da esplorare in santa pace 😉

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  • ruggero todesco says: 02/01/2016 at 16:09

    Ciao, sono appena tornato da un viaggio di un mese in Thailandia, da solo, in motorino. Mi sono riconosciuto in molto di quel che scrivi, nel tuo modo di viaggiare, che assomiglia così tanto al mio. Con la differenza che io sono ben più avanti con gli anni e non fidandomi della promessa della pensione, strappo via quel che posso da questa vita di lavoro finchè posso. Complimenti!,

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    • Eli Sunday Siyabi says: 07/01/2016 at 11:54

      Ciao Ruggero! Un mese in Thailandia da solo in motorino, bellissimo! Complimenti!
      Un grande abbraccio e non fidarti della pensione.
      😉

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