Buttati! 6

Come Sconfiggere la Paura del Fallimento e il Senso di Colpa (e Rinascere)

Seguire il cuore

Segui il tuo cuore.

 
La mia situazione è un po’ delicata: non sto al 100% bene con la salute e il posto di lavoro come insegnante qui in Germania (nata e cresciuta qui – cosa che mi soffoca perchè, malgrado la mia vita, qui mi sento alienata) non solo è ben pagato, ma anche sicuro a vita, essendo un posto statale.
 
In più, mi sento in colpa perchè il preside della mia scuola ha lottato per darmi un contratto, anche se in realtà una delle mie materie (italiano) è richiesta pochissimo.
Insegno italiano, spagnolo e storia alle medie, alle superiori e ai ragazzi che frequentono la scuola professionale (tutte le direzioni di studio fanno parte di una scuola), e mi piace molto.
 
Ma quando mi guardo intorno, al solo pensiero di stare tutta la mia vita in quei muri e con quelle persone (i colleghi sono carini…ahimè…ma non basta) mi viene l’ansia, se penso di andare lontano dalla mia famiglia mi viene paura e il senso di colpa.
Ho paura di andarmene e fallire e che poi tutto sarà peggio di ora, soprattutto con le mie materie poco ricercate.
 
Qualcuno direbbe che sono problemi di “lusso”… oggi che ci focalizziamo sul posto di lavoro, come se gli altri problemi (il posto che non piace, i tipi di persone che mancano, etc) non fossero da meno.
La cosa brutta è che riesco a parlarne con poche persone. Ho pochi amici e quelli che ho sono lontani. E il tema viene affrontato in superficie.
 
Anche i miei genitori non riescono a comprendere i miei tormenti. Escono con frasi tipo: deciditi e vattene se lo vuoi! E così mi sento presa in giro. So bene quali rischi corro, ma le loro parole, anche se dette con buone intenzioni, mi fanno sentire incompresa e smarrita.
 
Ecco, ti ho usata come psicologa scrivendo un romanzo!
 

BUM!

L’esplosione della domenica.

Ho chiesto il permesso ad Angela di riportare il suo messaggio lasciato questa mattina sulla mia pagina Facebook, perchè mi sono rivista in lei: quante domeniche ho passato, qualche anno fa, a inventare scuse per giustificare l’eventuale scelta (puramente razionale) di restare. Ma il cuore? Il cuore urlava altro.

Il contrasto tra cuore e ragione era forte a tal punto che il mio inconscio mi mandava segnali chiari che non potevo continuare a fare ciò che non volevo. Dove li mandava? Direttamente sul corpo, regalandomi una serie infinita di disturbi di salute, che sono poi spariti dando una svolta alla mia vita.

Ovvero facendo ciò che avrei voluto io, non quello che avrebbero voluto gli altri.

La parte razionale di me mi faceva dire che il posto di lavoro a tempo indeterminato e sicuro fosse il meglio per me; ma l’evidenza che la mia vita era in disequilibrio col mio essere regnava nel mio studio, tutto affisso da scritte che non inneggiavano propriamente al posto fisso (e così le mie letture):

 

Ho notato che, quando scriviamo una lettera a qualcuno sfogandoci di tutti i nostri dubbi e paure, questa contiene già tutte le nostre risposte.

Angela, nel tuo messaggio, salti dalla ragione al cuore in ogni passaggio:

1. Il lavoro da insegnante in Germania è sicuro, ben remunerato e a vita

MA

Ti senti soffocare e sei demotivata.

2. Il preside della scuola ha fatto una cosa bella per te, e i colleghi non sono male

MA

Al solo pensiero di restare in quella scuola tutta la vita ti senti male.

 

Le affermazioni prima dei MA sono quelle dettate dal “buon” senso comune; quelle dopo i MA sono ciò che vuoi davvero. A questo punto dovrebbe essere facile compiere una scelta verso la tua felicità, no?

No: perchè entrano in gioco due fetentoni, che sono il senso di colpa e la paura di fallire.

Senso di colpa:

Si lega all’auto rimprovero e ci fa agitare, perchè stiamo andando contro un sistema di valori che ci è stato inculcato fin da piccoli. E’ difficilissimo tagliare questo cordone ombelicale, rompere le regole e andare controcorrente. Io stessa, prima di decidere di partire, ero tormentata dal timore di fare una scelta coraggiosa che andasse contro il pensare comune.

E poi cosa dice la gente?

Farò vergognare i miei di avere una figlia non interessata al posto fisso?

Perchè devo dare loro un dispiacere, e non mi accontento come fanno (quasi) tutti?

“La gente” erano solo la mia paura di fallire. Tutto qua.

Il simpatico Osho ha detto: “Le persone originali danno sempre fastidio alla società. Non sono così facili da manipolare, rimangono se stesse. Cercheranno di vivere la propria vita non secondo uno schema, ma secondo la loro visione”.

Se c’è una vocina che ti sta dicendo che non stai vivendo come vorresti, che non stai ancora dando il meglio delle tue possibilità, il primo passo è chiederti: cosa posso fare per avvicinarmi al mio sogno nel cassetto? Ciò che farai della tua vita non è in mano ai tuoi genitori: è in mano a te. Spetta solo a te prendere coraggio e pianificare – a piccoli passi – una via di fuga verso la vita che vorresti.

Paura del fallimento:

Lucia Giovannini, autrice di uno dei miei libri ispiratori prima che spiccassi il volo, Tutta un’altra vita, nel suo sito BlessYou! spiega l’importanza di spingersi fuori dalla propria zona di comfort, per superare la paura del cambiamento:

“La zona di comfort è quell’isola mentale in cui ci rifugiamo, dove abbiamo l’illusione di sentirci protetti e al sicuro. Ma allora perchè siamo così scontenti?

Per uscire dalla nostra zona di comfort e entrare nella nostra zona di libertà e lasciare andare la paura, non occorrono grandi stravolgimenti.

Possiamo iniziare con piccoli gesti simbolici, proprio quelli che disinnescano il pilota automatico.
Cambiare la strada per andare al lavoro, cambiare posto a tavola, studiare una nuova lingua, diventare vegetariani per un mese, coltivare nuovi hobby sono solo alcune idee per uscire dalle nostre abitudini e dai nostri automatismi. Man mano che li mettiamo in atto, allarghiamo il nostro perimetro di sicurezza, scoprendo nuove passioni, nuove capacità e nuovi modi di vivere”.

Quanto è bello entrare nella zona di libertà? E’ una sensazione meravigliosa fatta anche di paura. Stavolta, però, non è più la paura paralizzante di deludere qualcuno o di non farcela, bensì di non essere in grado di gestire nel modo giusto tutta questa felicità e libertà. Non ne siamo abituati: in fondo, siamo più abituati alla sofferenza che alla felicità. Però si sopravvive, eh? Io, ad esempio, sono ancora viva e vegeta, spazio dalla serenità alla paura, però sto molto meglio di prima.

Non sei condannata a vivere così tutta la vita: puoi sempre cambiare.

Fai la cosa che temi, e la morte della paura è certa.

– Ralph Waldo Emerson

 

 

 

 
 

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6 Comments

  • francesco says: 02/03/2014 at 18:33

    Non sai quanto ti capisco. Ho ottenuto da poco un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma non è il lavoro che mi piacerebbe fare (cosa cmq difficile da ottenere visto che è un lavoro un pò di nicchia), ed è a 400 km dalla mia città natale. E a 250 km dalla città dove, lavorando gli ultimi due anni, avevo faticosamente costruito una nuova rete di amicizie e affetti.
    Sinora ho tollerato bene lavori che non mi piacevano e lontani da casa, ma proprio perchè erano tutti determinati e sapevo che la mia situazione, seppur lontana dall’essere ideale, era transitoria per definizione….invece l’indeterminato, che dal punto di vista RAZIONALE è una manna dal cielo, ti costringe a metterti faccia a faccia con quello che fai, a chiederti se davvero ti piacerebbe fare la vita che stai facendo per decadi.

    L’ulteriore beffa è che questo tipo di dilemma non viene capito quasi mai da nessuno. Ho ricevuto dai miei amici (tutti disoccupati o determinati, o determinatissimi) risposte anche pesantine.
    Il nocciolo del problema è che molti non capiscono che oggi il posto fisso viene spesso dato al termine di un percorso lavorativo faticoso, costellato di sacrifici e compromessi anche molto grandi (mi sembrano grandi i miei, figuriamoci i tuoi).
    Quindi a porci certe domande, a “giocare” con l’idea di mollare il posto fisso, non stiamo rifiutando un colpo di fortuna o un regalo…stiamo decidendo come gestire una cosa nostra, che ci siamo guadagnati, e di cui è giusto disporre come preferiamo.

    Io comunque sto gestendola così: vivo il mio contratto non come una condanna a vita, ma semplicemente come un’ulteriore contratto che prima o poi finirà, ma che so che finirà QUANDO LO DECIDO IO.

    Reply
    • Sunday Siyabi says: 04/03/2014 at 05:27

      Parole sante, Francesco: le condizioni in cui viviamo non sono una condanna a vita, bensì dei momenti di passaggio per arrivare dove ci siamo prefissati. Nella vita ho notato che abbiamo sempre momenti di passaggio, che non fanno la nostra felicità, ma vanno bene perchè sono momenti in cui ci si ferma a riflettere sul nostro cammino di vita. Li accettiamo, ne facciamo tesoro per poi ripartire in direzione di ciò che siamo davvero. Abbiamo il libero arbitrio: usiamolo per costruire qualcosa che ci rispecchi fino in fondo.

      Reply
  • melania says: 02/03/2014 at 23:19

    Anche io il posto fisso me lo sono guadagnato a fatica. E sono stufa di sentirmi dire che sono fortunata, che non è il momento giusto per avete troppe pretese, che mi devo accontentare…io sono stufa di dovermi accontentare!!
    La paura di fallire è grande. Ma sento che dalla vita voglio di più. Che posso avere di più..basta solo trovare il coraggio. E buttarsi!

    Reply
    • Sunday Siyabi says: 04/03/2014 at 05:23

      Brava Melania! Non ci si deve accontentare, perchè si vive una volta sola, e non siamo venuti al mondo per accontentarci ma per vivere secondo le nostre aspirazioni. se il cuore ti sta dicendo di buttarti, buttati!

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  • Mimma says: 23/09/2014 at 22:39

    Sono esattamente il prototipo di donna senza alcun amore verso se’ stessa.
    Forse sn cosi’ da sempre e me ne rendo conto ora o probabilmente lo sn da qnd ho la consapevolezza di aver fallito su tutti i fronti.
    Amore innanzitutto: ho lasciato l’ex storico a causa della mia gelosia per mettermi con un suo amico forse per vendetta. Ora la sto pagando cara. Sn passati 9 anni ma io sn ferma la’.
    In seguito ho cercato di riscattarmi ma la storia successiva e’ finita perke’ lui ha scelto di tornare con la ex. E poi incontro l’attuale e dopo poco faccio pure il mio bimbo che amo alla follia. Ma nn amo qst uomo.
    Ho perso l’occasione per ess felice.
    Ho fallito, ho deluso la mia famiglia che adoro,
    Il mio valore piu’ grande e’ sempre stato qll di formarmene una altrettanto unita. Invece nn solo nn ci sn riuscita ma devo dividere il bimbo col papa’ e che modello d’amore imparera’???
    Vorrei un altro bimbo ma nn potro’ piu’
    Vorrei sposarmi ma nn lo
    Amo e nn si puo’.
    Vorrei vedere di nuovo mia mamma sorridere, dopo aver trascorso la vita colma di dolore
    Nn dico che sarebbe stato perfetto, che nn avremmo affrontato ostacoli, ma sento che se nn l’avessi lasciato .,,,, ora nn vivrei qst incubo.
    Lui ha trovato lei invece, ha fatto famiglia e .,, si amano e la loro vita e’ stupenda.
    Come faccio ad amarmi, io mi sn autosabotata la vita!!
    Sia le malattie che il lutto bisogna accettarli e nn si puo’ fare nulla.,, ma queste sn scelte, potevo salvarmi!!!
    Chiedo scusa per qst botta di pessimismo.
    Grazie di cuore

    Reply
    • Eli Sunday Siyabi says: 04/10/2014 at 16:00

      Mimma! Scusa se ci ho messo un po’ di tempo a risponderti.
      Ora ti dico come la penso io su ciò che hai confidato qui sulle tue scelte di vita, o meglio, d’amore, fatte finora. Poichè non si può cambiare il passato e quello che è stato è stato, bisogna concentrarsi sul presente. Non sempre siamo in grado di fare scelte che ci portano felicità. A volte, spinti dall’impulso, facciamo scelte che poi si rivelano un disastro. Ma a tutto c’è rimedio, sai? Perchè già il fatto che oggi sei consapevole di aver fatto degli errori, è già un passo avanti verso l’amore per te stessa. Non ne hai avuto prima? Bene, comincia adesso!
      Comincia perdonando te stessa, innanzitutto: non devi essere arrabbiata con te stessa per aver fatto errori nella tua vita sentimentale. E neanche per aver deluso la tua famiglia.
      Fai un passo tu: vai da tua mamma, abbracciala e dille “Mamma, ti voglio bene, so che ho fatto delle scelte da stupida in passato, ma oggi sono qui a dirti che ho capito e a dirti che ricomicio da capo”.
      Sai, proprio l’altro ieri ho pubblicato sulla mia pagina Facebook la foto di una donna con questa scritta: “A 40 anni, dimentica il passato. Ricomincia”. https://www.facebook.com/Toohappytobehomesick#
      Impara dal passato e lascialo andare, scrive Leo Buscaglia nel suo bel libro che ti consiglio “Vivere, amare, capirsi”. Ecco: lasciatelo alle spalle e ricomincia. Fallo per te ma anche per il tuo bambino: se sarai una mamma felice, che vuole vivere una nuova fase della sua vita con più serenità, crescerà sereno anche lui. E non pensare più a come sarebbe stato se… quello che è stato è stato. Puoi solo cambiare il presente, da oggi in poi.
      Hai scritto “potevo salvarmi”: PUOI salvarti, cara Mimma: non credo tu sia così vecchia da non poter mettere un punto sul passato, e ricominciare da te.

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